Anello Via Vandelli – Alpesigola – Monte Sant’Andrea – Monte Rovinoso – Lago Cavo. Boschi, praterie, panorami (MO – Medio – 11,4km – dislivello 543m)

Il percorso segue parte della storica Via Vandelli e la combina con un passaggio tra varie cime montuose. La particolarità è che questo tratto si trova ad una quota abbastanza costante intorno i 1550 metri ed è molto varia perché si cammina attraverso il bosco frequentemente intervallato con praterie montuose.

Il percorso inizia alla Capanna Guerri – Ca’ de Guerri poco distante da Sant’Andreapelago. Secondo la mappa del REER, in questo luogo dovrebbe esserci un parcheggio. Questo è la versione ottimista. Dobbiamo accontentarci di parcheggiare sul ciglio, cosa possibile senza problemi. Da Sant’Andreapelago la strada è asfaltata fino a un chilometro prima del punto di partenza. Quest’ultimo chilometro di strada sterrata è percorribile senza problemi con una normale autovettura (non 4×4).

Il punto di partenza è accanto alla Capanna Guerri in Via Vandelli.

Capanno Guerri
Capanno Guerri è una tipica costruzione rurale che possiede le peculiarità distintive delle capanne celtiche: sfrutta le caratteristiche del pendio per far sì che vi sia un facile accesso al fienile, mentre la parte bassa è riservata alla stalla. Il tetto, che nelle costruzioni celtiche è tipicamente di paglia, è stato rimaneggiato e realizzato in lamiera.

Via Vandelli

Via Vandelli
La via Vandelli è un’antica strada commerciale e militare, realizzata a metà del XVIII secolo per collegare Modena (capitale dell’omonimo ducato) e Massa.
La strada necessaria alla continuità politica e territoriale, alla logistica militare ed ai commerci fu fortemente voluta dal Duca Francesco III d’Este e collegava originariamente le città di Modena e Massa. Nel 1741 il Duca concluse il matrimonio del figlio Ercole con Maria Teresa Cybo-Malaspina, erede del Ducato di Massa, e così Modena acquistò l’ambìto sbocco al mare.
Il Ducato di Modena e Reggio aveva infatti l’esigenza politica, tattica e strategica e commerciale di avere un accesso sicuro al mare, all’interno dei propri confini (corrispondenti grosso modo all’attuale provincia di Modena, Reggio Emilia, alla Garfagnana e alla fascia costiera di Massa e Carrara). L’antica via Bibulca romana era nei fatti completamente inservibile e non recuperabile. Per questo motivo, l’abate ingegnere, geografo e matematico di corte Domenico Vandelli fu incaricato di concepire e disegnare un nuovo tracciato stradale che fosse all’avanguardia dei tempi e di dirigerne personalmente i lavori unitamente al Magistrato della Guerra del Ducato. La via Vandelli fu quindi così denominata proprio in onore del suo ideatore e costruttore (Fonte: Wikipedia)

Per prima cosa seguiamo la Via Vandelli per quasi quattro chilometri. Camminare qui è molto facile, ci sono solo dolci pendii. Passiamo attraverso la foresta e anche molte aree aperte che offrono splendidi panorami. Ci sono diverse sorgenti su questo percorso, il che era ovviamente un vantaggio per i viaggiatori che un tempo percorrevano questa strada. Su questo primo tratto si supera Fabbrica, dove si trova un monumento a Vandelli.

Antico Lavatoio Fabbrica

Fabbrica
Durante la realizzazione della strada il matematico Vandelli segnalava una località sopra Sant’Andrea Pelago ricca di acque e opportuna quale sedi di “una fabbrica di due osterie necessarissime per alloggiare i passeggeri, senza quali difficilmente si renderà praticabile (N.d.R la suddetta strada)”. La realizzazione sarà di ampio gradimento del Duca, il quale si felicitò della nuova osteria di Sant’Andrea Pelago, “per essere grande, ben disposta e meglio eseguita”, nel suo primo viaggio verso Massa.

Dopo quasi 4 chilometri lasciamo la Via Vandelli per poi iniziare una salita abbastanza ripida. Nulla di veramente difficile, ma è necessaria una certa condizione fisica. Questo è un versante sud dove troviamo molti pini. Giunti in cima seguiremo una dorsale con prima molto bosco. Quando arriviamo ad un campo teniamo la sinistra per Alpesigola (5 km dall’inizio). Per arrivare ad Alpesigola attraversiamo diversi tratti di prateria dove non è sempre chiaro dove porti esattamente il nostro sentiero. Ma non importa davvero dove camminiamo. Si tratta di seguire approssimativamente la traccia GPS e poi andrà sicuramente bene. L’ultimo tratto prima della cima sale abbastanza ripidamente su un sentiero con sassolini. Ma anche questo non è proprio difficile e fortunatamente non è esposto. La ricompensa è che in seguito abbiamo una bella vista dalla vetta.

Dopodiché, il percorso prosegue lungo diverse cime montuose senza salite o discese impegnative. Il paesaggio è molto vario: boschi con un’esuberante presenza di Cefalantera rossa intervallati con praterie che ogni tanto sono riccamente colorati da campi di fiori. Particolare è il passaggio per Lagaccione, dove si attraversa una zona umida con pennacchi a foglie strette che sono piante dai graziosi pennacchi bianchi.

pennacchi a foglie strette

In cima al Monte Sant’Andrea troviamo un tavolo da picnic (fatto con amore da volontari, ma purtroppo un po’ scomodo) e possiamo godere di una fantastica vista sul Monte Cimone. Dopo nove chilometri dall’inizio arriviamo al Monte Rovinoso e iniziamo la nostra discesa, avendo prima una bella vista sul Monte Cantiere.

In seguito, il tipo di paesaggio rimane in realtà lo stesso, sempre bosco e aree aperte.
Da segnalare poi il Lago Cavo, che al momento (meta giugno) aveva pochissima acqua al suo interno.

Non molto oltre il lago, torniamo sulla Via Vandelli, che continuiamo a seguire fino a tornare al punto di partenza. Su quest’ultimo tratto abbiamo sempre dei bei panorami sulle cime degli Appennini alla nostra sinistra.

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