Anello Carpineti. Castello – Crinale – Sentiero Spallanzani – Campi agricoli – Boschi (RE – Medio – 12,1km – 520m dislivello)

Una passeggiata attraverso campi con attività agricola ma anche attraverso splendidi pezzi di foresta, su un lungo tratto di crinale con molti scorci e davanti a alcuni luoghi storici. Da segnalare anche la presenza di rocce mammellonate.

Il percorso inizia al cimitero di Carpineti dove disponiamo di un ampio parcheggio. Cominciamo con un tratto su strade sterrate attraverso un pezzo di terreno agricolo fino a Carpineti.

Entrando a Carpineti oltrepassiamo alcuni negozi e altre attività commerciali prima di arrivare in centro. Il centro intorno al municipio merita una visita. Al lato del municipio c’è un mercato settimanale il mercoledì, il che lo rende ancora più accogliente. Nella zona intorno al municipio ci sono anche alcuni bar.

Castello di Carpineti

Da qui la nostra passeggiata continua verso il castello e il crinale.
Inizialmente seguiamo un tratto dell’antica Via Matildica del Volto Santo. È un cammino lungo 285 chilometri che collega due città WH Unesco, Mantova e Lucca, passando per Reggio Emilia. Porta dalle Pianure del Po, attraversando l’Appennino Tosco Emiliano, alle valli della Garfagnana. Si tratta di un cammino crocevia tra Europa e mediterraneo che portava i pellegrini a venerare il Volto Santo di Lucca, il celebre crocifisso databiletra l’VIII e il IX secolo.

Ad un certo punto giungiamo ad un bivio dove è indicata the Big Bench (la Panchina Gigante). Ciò suggerisce che è nelle vicinanze, ma non è cosi. Proprio come le proporzioni della panchina qui la scala della distanza è sproporzionata……
In alcuni punti sul percorso fino al castello si può ancora ammirare l’antico selciato della via Matildica.

Castello di Carpineti
La rocca di Carpineti, eretta in posizione strategica sulla sommità di una dorsale che domina le valli del fiume Secchia e del torrente Tresinaro, fu residenza della contessa Matilde di Canossa, che vi accolse papa Gregorio VII (1077). La rocca fu occupata nel tardo medioevo dalle milizie di Morello Malaspina e nel 1513 vi si installò il celebre bandito Domenico Amorotto. L’antico maniero è tutt’ora sormontato dall’alto mastio. Tutt’attorno residui delle primitive costruzioni feudali, avanzi di cortine murarie e, particolarmente interessante, la chiesa romanica di S. Andrea. Le rocce su cui è costruito il castello mostrano le belle forme rotonde di cui possiamo vedere formazioni veramente impressionanti in diversi luoghi durante questa passeggiata.

rocce mammellonate.

Dal Castello percorreremo un tratto sul crinale in direzione sud-ovest. Facciamo ora un tratto in cui la via Matildica coincide con un altro percorso molto noto: il sentiero Spallanzani.

Perché si chiama Sentiero Spallanzani?
Lazzaro Spallanzani, perfetta esemplificazione dello scienziato del Settecento, uomo dai molteplici interessi e curiosità, capì una cosa importantissima: per studiare i fenomeni naturali non si doveva rimanere solo sui libri, o in laboratorio, ma si doveva uscire, osservare la natura, entrare in sintonia con essa; e a questo scopo, viaggiare, camminare. In quegli anni nasceva anche l’alpinismo europeo. Spallanzani usa le mani per arrampicarsi sulle Apuane, spinto da un insaziabile entusiasmo di conoscenza e si commuove di fronte allo spettacolo autunnale di un’estate che tarda ad andarsene mentre l’aria fredda dell’inverno soffia sul viso.
Era quindi inevitabile dedicare allo Spallanzani questo sentiero, che partiva da Scandiano (ora da Reggio Emilia), dove Spallanzani nacque, e attraversa tutte le fasce vegetazionali dell’Appennino reggiano, per concludersi a San Pellegrino in Alpe, sul crinale tosco-emiliano.
Le colline scandianesi sono il laboratorio per le sue prime osservazioni naturalistiche. Le salse del Regnano sono uno dei fenomeni da lui più studiati. Tutto l’Appennino è per lui terreno fertile per ricerche e osservazioni. La Garfagnana, oltre S. Pellegrino, è la meta di viaggi perigliosi in carrozza fino a Massa.

Sentiero Spallanzani

In questo tratto oltre il crinale, percorribile in genere abbastanza agevolmente, il nostro itinerario si snoda prevalentemente nel bosco, intervallato da alcuni campi aperti. Di conseguenza, abbiamo spesso delle belle viste. Alla nostra sinistra vediamo poi le cime dell’alto Appenino. In primavera possiamo osservare in questo tratto una grande varietà di orchidee (all’inizio di giugno: platantera comune, listera maggiore, orchidea macchiata, orchidea piramidale, cefalantera rossa, fior di legno)
Nella prima parte di questo passaggio sul crinale, nelle vicinanze del castello, vediamo curiose forme nella roccia erose dagli agenti atmosferici. Ogni tanto passiamo accanto a rocce mammellonate e rocce con altre forme piuttosto bizzarre, facendone un luogo di richiamo per turismo geologico.

Dal castello percorriamo quasi tre chilometri oltre il crinale e arriviamo in località Crocetta. Qui svoltiamo a destra, lasciando il S.SP. Stiamo per iniziare la nostra discesa. Camminiamo su una strada facile che rende camminare molto piacevole.
In questa discesa passiamo per un piccolo borgo: Campovecchio.

Campovecchio
Nucleo di interesse storico. Tra gli elementi distintivi si evidenziano alcuni sottopassi ad architrave ed in volto. L’oratorio dedicato a S. Antonio Abate già indicato nella Visita Picenardi del 1709, è dipendente della chiesa di S. Donnino di Marola. Un tempo era di patronato della famiglia Beretti di Carpineti. La facciata è a capanna. Sopra il portale, architravato, figura un concio datato “1778”; in vertice, al centro, si apre un’ampia finestra trapezoidale.
(fonte: http://www.4000luoghi.re.it/luoghi/carpineti/campovecchio.aspx )

Da Crocetta l’idea era quella di percorrere principalmente percorsi segnalati (CAI 618). Ma si è scoperto che questi sentieri a volte sono abbastanza trascurati e non facilmente accessibili. Ecco perché questo percorso segue alcuni tratti alternativi.
Nell’ultimo tratto tra Riana e Ca’ de Beretti seguiamo sì un tratto segnalato, ma comunque non molto agevole da seguire perché attraversa alcuni campi e la segnaletica è scarsa. È quindi importante seguire attentamente la traccia GPS. Poiché sono praterie, non importa esattamente dove camminiamo, quindi non è qualcosa di cui preoccuparsi troppo.
Dopo queste praterie si attraversa il borgo di Ca’ de Beretti e poi ancora un breve tratto su tranquilla strada asfaltata prima di tornare al punto di partenza.

Il percorso

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