Anello boschi di Carrega e parco fluviale del Taro (PR – facile – 15,6km – dislivello 227m)

Un percorso generalmente molto facile che si snoda attraverso tre tipi di paesaggi molto diversi: i boschi di Carrega, il parco fluviale del Taro e in mezzo un paesaggio di dolci colline e campi aperti.
Da segnalare anche i bei palazzi storici che incontriamo lungo il percorso.

Il percorso inizia presso un parcheggio accanto alla Strada del Conventino a Collecchio. Percorriamo questa strada per poche centinaia di metri e poi svoltiamo a sinistra ed entriamo nel Parco naturale regionale Boschi di Carrega.

Boschi di Carrega

I Boschi di Carrega
Il parco si estende su un’area di 1.270 ettari sui terrazzi fluviali tra il Taro e il Baganza, nei comuni di Collecchio e Sala Baganza.
Oltre la metà degli oltre mille ettari del parco è ricoperta da boschi, spesso fiancheggiati da lunghe siepi. Buona parte delle specie è costituita da castagni e da faggi impiantati nei primi decenni del secolo scorso. Tra gli altri alberi sono frequenti l’orniello, la robinia e l’acero campestre. Tra gli arbusti predominano i cespi della felce aquilina. La restante copertura forestale è formata da querceti alternati da conifere e altre latifoglie. Sono presenti anche alcuni esemplari di piante esotiche, tra cui il cedro del Libano, l’abete bianco americano e la sequoia.
Sono state rilevate oltre 400 specie di funghi. La stagione più adatta per la loro crescita è la tarda estate e l’autunno, ma anche in primavera si possono trovare la spugnola grigia e la vescia gemmata, nonché il pregiato prugnolo. Sui castagni è tipica la formazione della lingua di bue. Le aree erbose sono adatte soprattutto alla crescita del prataiolo comune e della mazza di tamburo.
Il capriolo (Capreolus capreolus) è senza dubbio l’animale più rappresentativo del parco. Si trova libero in tutta l’area protetta. È presente da una ventina d’anni in alcune aree anche il cinghiale.
Tra i mammiferi sono presenti anche l’arvicola, il riccio, il moscardino, il toporagno, lo scoiattolo e la lepre. Tra i carnivori la volpe, il tasso, la faina, porcospino e la donnola.
(Fonte: wikipedia)

Durante la nostra passeggiata attraverso la foresta troveremo anche molte piante nel sottobosco della foresta in questo periodo (inizio aprile) che fioriscono magnificamente o che hanno appena finito di fiorire. Ad esempio dente di cane, scilla, elleboro, anemone, aglio ecc. Attraversiamo bellissime zone di bosco e passiamo anche uno dei numerosi laghi che si trovano nel parco (Lago della Svizzera). Poco dopo aver camminato lungo il lago arriviamo al Casino dei Boschi.

Casino dei Boschi
Il Casino dei Boschi è un edificio fatto costruire dalla duchessa Maria Amalia di Borbone tra il 1775 e il 1789. Fu progettato dall’architetto francese Petitot su un preesistente chalet di caccia. Nel 1819 fu acquistato da Maria Luisa d’Austria, che incaricò l’architetto Nicola Bettoli di ristrutturare l’edificio secondo lo stile neoclassico. Aggiunse un lunghissimo colonnato con al centro il Casinetto, un edificio con orologio e torre campanaria, che ospitava il teatrino di corte. La duchessa incaricò il giardiniere Carlo Barvitius, proveniente dalla corte degli Asburgo, di impiantare un elegante giardino all’inglese.
Nel 1870 il Casino dei Boschi e il parco circostante, che erano di proprietà del demanio nazionale del Regno d’Italia, furono ceduti all’ingegnere Grattoni; dopo la sua morte, nel 1881, vennero acquistati dagli attuali proprietari, i principi Carrega di Lucedio. Il parco, grazie ad una convenzione coi proprietari, è accessibile al pubblico, mentre l’interno della villa non è visitabile.

Poco dopo aver girato intorno a questo bellissimo edificio, e dopo un piccolo tratto nel bosco, arriviamo al Centro visite R.Levati. Qui possiamo ottenere informazioni sul parco e c’è anche un’ampia opportunità per sedersi e fare picnic.
Adesso dobbiamo prestare attenzione per seguire correttamente il percorso. Passiamo davanti all’edificio e poi continuiamo attraverso un campo (sembra che non ci sia alcun sentiero) per poi scoprire che c’è un percorso che continua attraverso il bosco all’altro lato del campo. Seguiamo questo sentiero per un breve tratto e poi svoltiamo a destra su un altro sentiero nel bosco che è un po’ difficile da distinguere in quanto su di esso sono cadute molte foglie. Apparentemente passano pochi escursionisti da qui. Fortunatemente questo sentiero attraversa solo un breve tratto di bosco e presto diventa di nuovo molto chiaro dove andare e arriviamo a una strada sterrata lungo la quale troviamo diversi allestimenti per effettuare misurazioni ambientali (Progetto Smart4Action).
Si prosegue poi su un bel sentiero forestale in discesa. Ci sono alcune pietre sul sentiero da questa parte, ma nulla di difficile.

Questo sentiero ci porta ad una strada asfaltata che seguiamo fino alla bella Pieve di Talignano. Questa chiesa risale al XII secolo. Quello che si può vedere all’esterno è un evidente reperto di scultura romanico-antelamica rurale: la lunetta collocata da don Botti sul portale d’ingresso e raffigurante la Psicostasia (la pesatura delle anime), è un soggetto raro, presente in Italia solo in cinque monumenti (tra cui il Duomo di Ferrara).
Passato La Pieve si prosegue su strada asfaltata e si scende gradualmente verso il Taro. Da questa parte abbiamo una bella vista sulla vallata di fronte a noi. In questo periodo dell’anno (inizio aprile) possiamo avvistare anche i campi con i tulipani. Quindi chiunque presti attenzione può vedere qualcosa di speciale. Queste piante sono protette tra l’altro, quindi solo guardare e non raccogliere!

Superiamo così la frazione di Gaiano e proseguiamo in direzione del Taro fino a Oppiano. Qui spiccano una bella chiesa e una casa Torre. Subito dopo Oppiano iniziamo la nostra passeggiata per il Parco Fluviale Regionale del Taro.

Oppiano

Parco Fluviale Regionale del Taro
Tra gli abitati di Fornovo e Ponte Taro, in provincia di Parma, c’è una piccola oasi naturale che segue il percorso del fiume Taro per oltre 20 km.
L’intero ecosistema del Parco è dettato dal regime torrentizio del fiume che, a causa del suo flusso continuo e irregolare, trasforma il paesaggio circostante al variare delle stagioni. Cespuglieti di salici, arbusteti, grandi praterie, aree boscate e coltivate definiscono i caratteri della flora dell’intera area nella quale sono state riconosciute ben 800 specie suddivise in 100 famiglie botaniche differenti.
Ma è soprattutto dal punto di vista faunistico che il parco riveste una grande importanza. Ogni anno oltre 250 specie di uccelli – come la Garzetta, la Nitticora, la Sterna comune, l’Occhione e il Topino – si fermano in questo piccolo “polmone verde” a nidificare, mentre numerosi mammiferi lo attraversano per raggiungere gli Appennini o la pianura circostante.
Proprio per questo, tutta l’area è considerata Zona di Protezione Speciale (ZPS) e rientra tra i Siti di Importanza Europea della Rete Natura 2000.
(Fonte: https://emiliaromagnaturismo.it/it/natura-outdoor/parchi-naturali/parco-fluviale-regionale-del-taro )

Sentiero delle Farfalle

Da Oppiano seguiamo un ramo del fiume Taro, il naviglio Taro, attraverso un imponente pezzo di natura con bellissimi alberi, ma anche attraverso piccole pianure aperte e lungo un tratto chiamato il sentiero delle farfalle. Lasciamo questo parco poco prima di arrivare alla corte di Giarola.

La corte di Giarola

La corte di Giarola
La corte di Giarola è una corte rurale medievale dotata di chiesa interna, situata nell’omonima località presso Pontescodogna, frazione di Collecchio, in provincia di Parma; costituisce la sede dell’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Occidentale, del museo del pomodoro, del museo della pasta, del Teatro alla Corte, del centro visite “Sotto il segno dell’acqua”, di due sale convegni e di un ristorante. È il punto di partenza per semplici camminate nel Parco del Taro
Il grande edificio, collocato in posizione pianeggiante sulla sponda destra del fiume Taro, si estende attorno a due cortili; nell’angolo sud-ovest dell’ampia corte interna porticata, raggiungibile attraverso l’ingresso posto nell’ala est, si trova la chiesa di San Nicomede.
Rivestita in parte in laterizio e in parte in pietra, la struttura, frutto di numerose modifiche e ampliamenti nei secoli, è composta in gran parte da fabbricati nati con funzioni agricole, recuperati durante l’ultimo restauro.La strada d’accesso conduce al primo cortile a nord, chiuso da un muro e preceduto dall’ala adibita a ristorante; a sud la casa colonica ospita il “Laboratorio storico”, dedicato alla memoria della Resistenza, e la Sala del Borgo, spazio convegni da 36 posti a sedere.
Di fronte è collocato l’ingresso all’antica corte benedettina, posto alla base del torrione; il portale ad arco ribassato è affiancato da due contrafforti rivestiti in finto bugnato e sormontato da una bifora ad arco a tutto sesto, con colonnina centrale in pietra. Attraversando un’ampia arcata a tutto sesto, si accede all’ampia corte chiusa.
(Fonte. Wikipedia)

Dopo la corte di Giarola ho voluto seguire per un po’ la Via Francigena e poi prendere qualche strada sterrata attraverso i campi fino al punto di partenza.
Ma quando sono arrivato vicino a Ripa c’era una catena sospesa sulla strada e con l’indicazione di un divieto di transito. Ho gentilmente chiesto al signore presente se potevo passare (la strada asfaltata era a pochi metri), ma mi è stato rifiutato!. Quindi ho dovuto tornare indietro.
Anche un po’ più lontano era pieno di cartelli ostili “keep out”, privato, ecc. Quindi è una cattiva idea deviare dal mio percorso in questa area. Anche se è molto allettante.
Si tratta quindi di tornare su un ultimo tratto asfaltato per raggiungere facilmente il punto di partenza.

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